Carne e prodotti a base di carne in Albania

(da “Relazione sui GAP esistenti e sulle buone pratiche”) La produzione zootecnica rappresenta circa il 50% della produzione agricola totale. Gli ultimi dati disponibili forniscono una cifra del 52%x del valore della produzione agricola totale (era il 59,3% nel 2005, ma il 42% nel 1992). Circa il 40% della popolazione vive in aree rurali e l’agricoltura costituisce la principale opzione di lavoro per le persone in queste aree. I dati ufficiali sull’occupazione indicano che circa 460-530 mila persone sono impiegate nel settore agricolo privato.
La carne e i prodotti trasformati a base di carne è uno dei settori più importanti per numero di allevatori coinvolti nel settore (oltre 240.000 allevamenti, circa il 70% del totale), articolazione e complessità della filiera merceologica. È anche uno dei settori che mostra un deficit commerciale internazionale più elevato (-91 milioni di euro nel 2019, escluse le importazioni di mangimi) e uno dei settori con il più alto impatto ambientale in fase di produzione, trasformazione e commercializzazione. Allo stesso tempo, il settore ha ancora notevoli margini di espansione, poiché il consumo di carne pro capite in Albania (39 kg pro capite/anno) è ancora ben al di sotto della media UE 27 (80,4 kg pro capite/anno).
Nell’ultimo periodo di programmazione, il settore ha attraversato un processo di consolidamento, con una moderata espansione in alcuni sottosettori, ovvero la produzione di carni di piccoli ruminanti e pollame, la lavorazione delle carni e dei sottoprodotti di origine animale (SOA). Nello stesso periodo sono stati fatti importanti investimenti; il settore risulta anche secondo (dopo l’ortofrutta) per assorbimento di fondi IPARD II (14,3 M Euro solo nei primi due bandi).
Allo stato attuale, le principali sfide per il settore sono: i) la necessità di concentrarsi sul mercato interno, aumentare la competitività e cercare di ridurre il deficit commerciale, anche aumentando e migliorando la produzione nazionale di mangimi, ii) contenere e poi ridurre l’impatto ambientale della filiera merceologica che cresce parallelamente all’intensificazione delle attività di allevamento e all’espansione degli attori della filiera, iii) migliorare l’integrazione tra segmenti di mercato della carne fresca e lavorata, ormai scarsamente collegati.
Un fattore chiave per la crescita del settore sarà la migliore applicazione delle norme esistenti in termini di salute pubblica, sicurezza alimentare e protezione dell’ambiente. Il ruolo e le prestazioni di tre agenzie nazionali (NAVPP, NFA e NEA) saranno cruciali in questo senso.
Facendo riferimento ai dati sull’allevamento disponibili per il 2020, si registra una diminuzione del numero di animali quasi per ogni categoria, in particolare per la categoria dei bovini e dei piccoli ruminanti. Questa diminuzione è dovuta alla riduzione del numero di capi in potenziali allevamenti (bovini), alla mancanza di mercato, nonché alla migrazione, all’emigrazione e all’invecchiamento della popolazione. La diminuzione del numero di capi di bestiame, in particolare bovini e piccoli ruminanti, ha colpito la produzione zootecnica di latte e carne. La produzione zootecnica, in particolare latte e carne, è diminuita entrambe rispettivamente del -5,4% e -4,2%. La produzione di latte è diminuita principalmente a causa della diminuzione del latte vaccino in quanto rappresenta l’85,2% della produzione di latte mentre il latte ovino e caprino rappresentano rispettivamente il 7,09% e il 7,6%.
Nel 2020, circa 5.503 agricoltori sono stati sostenuti da regimi nazionali di cui circa il 63% per il processo di immatricolazione di mucche e pecore/capre.

Per migliorare la produzione e la gestione degli allevamenti di bovini, piccoli ruminanti e suini (soprattutto in piccoli allevamenti) dovrebbero essere considerati prioritari i seguenti ambiti di miglioramento: i) alimentazione animale e, ii) condizioni abitative, compresi ricoveri, che necessitano di radicali miglioramenti riguardanti la superficie per ogni animale, l’altezza stabile (poiché sono molto bassi nei piccoli ruminanti), la ventilazione e l’illuminazione e, iii) il miglioramento della gestione del letame e il recupero dei relativi sottoprodotti.

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